Come pagare il secondo acconto irpef

I contribuenti obbligati a pagare il secondo acconto IRPEF, per il periodo d’imposta in corso, devono provvedere a versarlo entro il 30 novembre p.v. Si può essere esonerati da tale obbligoex lege o su opzione del contribuente stesso. Il primo caso si verifica quando l’imposta a debito dichiarata per l’anno precedente non superi Euro 51,65, ovvero se si è provveduto a pagare quanto dovuto a titolo d’acconto in un’unica soluzione. La seconda ipotesi, invece, afferisce la facoltà data al contribuente di ricalcolare gli acconti per l’anno in corso con il metodo previsionale anziché storico.

In base al metodo storico, gli acconti si commisurano sull’IREPF dovuta per il periodo d’imposta precedente, così come indicata nella dichiarazione dei redditi presentata quest’anno. La misura di tali acconti è pari al 100% di detta imposta, da versare in due soluzioni: il 40% contemporaneamente al pagamento del saldo IRPEF (giugno o luglio, con la maggiorazione dello 0,4%); la restante parte entro il 30 novembre. Come accennato, il contribuente può optare per il versamento in un’unica soluzione, da perfezionare alla scadenza estiva sopraindicata. Il legislatore, però, consente di ricalcolare gli acconti secondo una previsione di reddito afferente il periodo in corso. Questo significa che la base di calcolo non sarà più data dall’imposta dovuta per l’anno precedente, ma verrà determinata dal contribuente stesso.

Facciamo un esempio pratico di quanto esposto finora. Supponiamo che un contribuente abbia dichiarato un’IRPEF a debito, per l’anno 2015, pari a 2.000 Euro. Con il metodo storico, gli acconti da versare per il periodo d’imposta 2016 ammontano a 2.000 Euro (100% IRPEF sui redditi 2015). Alla scadenza del 16 giugno scorso, il contribuente ha versato la prima rata degli acconti, pari a 800 Euro (il 40% di 2.000). In sede di secondo acconto, però, decide di ricalcolare quanto dovuto per l’anno in corso in base al metodo previsionale, perché ritiene che il suo reddito, a fine anno, sarà inferiore a quello dichiarato per il 2015. Ipotizzando che la previsione si basi su un reddito imponibile netto pari a 7.000 Euro, l’imposta dovuta è pari a 1.610 Euro (il 23% di 7.000). Per ricalcolare il secondo acconto, il contribuente dovrà sottrarre da 1.610 Euro quanto già versato in sede di prima rata, ovvero 800 Euro: pertanto, entro il 30 novembre, pagherà 810 Euro al posto dei 1.200 Euro dovuti seguendo il metodo di calcolo storico.

Se, in sede di liquidazione del saldo IRPEF del 2016, gli acconti versati col metodo previsionale dovessero essere insufficienti, il contribuente è tenuto al pagamento della differenza maggiorata di sanzioni e interessi, liquidando la cartella che gli perverrà dall’Agenzia delle Entrate o, se vi provvede prima che sia contestato l’errore, con il ravvedimento operoso. Riprendendo l’esempio visto sopra, se in sede di dichiarazione dei redditi 2016 l’IRPEF dovuta ammonta a 2.200 Euro, il contribuente deve ravvedersi per la differenza tra quanto effettivamente versato come acconto (800 Euro + 810 Euro) e la somma sopraindicata, ossia 590 Euro. Invece, nell’ipotesi che il soggetto abbia seguito il metodo storico, la differenza di 200 Euro (2.200 Euro – 2.000 Euro) va versata, senza alcuna maggiorazione a titolo di sanzioni e interessi, come saldo IRPEF (indicando, quindi, il codice tributo n.° 4001).